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Percorso stradale 02 da Olbia a Stintino

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Durata del percorso: 3 giorni
1° giorno - il 3° del viaggio - Arrivo a Castelsardo
2° giorno - il 4° del viaggio - Arrivo a Sorso Marina
3° giorno - il 5° del viaggio - Arrivo a Stintino
Chilometri previsti: 284 totali


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Capo Testa - Sardegna - Italia

3° Giorno da Olbia a Castelsardo

martedì 1 giugno 2010
Partenza: 174.109 km Ore: 9 00

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Parcheggio Porto di Olbia


Risveglio nel porto di Olbia, vivace, ordinato e con le toilettes linde ed accoglienti; una buona colazione ed il briefing della giornata che ci aspetta. In zonaci sarebbero da visitare le interessantissime vestigia preistoriche e no di Arzachena, le abbiamo visitate in una precedente occasione per cui punteremo direttamente sulla costiera gallurese, raggiungeremo Santa Reparata, Capo Testa e poi proseguiremo verso Castelsardo.
Per completezza abbiamo inserito la giornata riguardante la visita ai dintorni di Arzachena e li trovate cliccando qui.
Il viaggio attraverso la Sardegna comincia, la strada è piacevole, attraversa una natura movimentata ed abbastanza salva dalla mano dell'uomo, volendo ci sarebbe da andare a visitare la Gallura dei vips con il Millioner, il Milliarder, le ville Certose, Certosine e Certoselle ma ci ripromettiamo di visitarle quanto prima, ma solo se saranno diventate ancora più interessanti per noi, essendosi trasformate in ruderi. Saltiamo anche lo splendido Arcipelago della Maddalena, vi sosteremo al ritorno per una quindicina di giorni. Puntiamo dritti alla zona di Santa Teresa di Gallura, che sfioriamo, arrivando nella baia di Santa Reparata, un paradiso di granito, c'è un eccesso di edificazione, ma neanche tanto, almeno per ora, speriamo che si conservi così.
Chiesetta - Santa Reparata

Segue Capo Testa ed il suo faro. Lo spettacolo è indescrivibile, c'è da rimanere senza fiato, spero che ve ne diano un'idea alcune foto presenti qui, sono solo alcune delle numerosissime scattate.
Faro di Capo Testa

Con dispiacere ci allontaniamo da questa meraviglia di granito rosa e ci dirigiamo, seguendo una strada, lontana, purtroppo, dal mare e raggiungiamo la spettacolare Isola Rossa, qui è la volta del granito rosso, che la fa da padrona e si protende verso il mare; purtroppo non ne possiamo godere a pieno perché il cielo si è coperto di nuvole, come è evidente dalle foto. che perdono di contrasto e vividezza dei colori.
Terra Rossa

Le meraviglie geologiche sono solo all'inizio, ci aspetta un altro spettacolo straordinario: la Valle della Luna.
Valle della Luna

Salendo verso Aggius, attraversiamo questa valle, che con i suo massi erratici e le sue rocce grige, modellate da ogni agente atmosferico, da' proprio l'impressione di stare sulla Luna.
Presso Aggius abbiamo trovato sulla strada degli alberelli di Gelsi Neri, talmente carichi e amturi che non abbiamo potuto fare a meno di approfittare, erano ormai decenni che non avevo occasione di mangiare gelsi dalla pianta, che meraviglia, che ricordi!
Si torna indietro da un'altra strada, che finisce sempre sulla stessa e nelle vicinanze ormai di Castelsardo incontriamo le indicazioni per la Roccia dell'Elefante, che si erge proprio sulla strada senza una degna piazzola di sosta e dello spazio di rispetto, sembrerebbe una sagoma messa li a mo' di cartello pubblicitario. alla sua base custodisce le sue Domus de Janas, Case delle Fate. In effetti tombe a forma di casette, che per tanto hanno fatto nascere la leggenda di essere le case di piccole fate o streghe.
Roccia dell'Elefante

Raggiungiamo Castelsardo e ci parcheggiamo all'inizio del paese con la vista del promontorio che costituisce il nucleo storico del paese, che si va illuminando nel tramonto che avanza. Si cena, ci si prepara le cose che visiteremo l'indomani e si va a nanna.

Arrivo: 174.294 km Ore 20 45
Percorso: 185 km impiegando 11h 45'

4° giorno da Castelsardo a Sorso Marina

mercoledì 2 giugno 2010
Partenza: 174.294 km ore: 9 00

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Castelsardo
 Risveglio a Castelsardo dopo una nottata tranquillissima, colazione abbondante, ci aspetta una giornata faticosa. Saliamo in macchina fino al magnifico sovrastante castello, non è ancora aperto e sinceramente i castelli, in genere, non ci interessano tanto, ridiscendiamo e parcheggiamo in zona vicina al centro storico e riaffrontiamo la salita per una strada panoramica sul magnifico Golfo dell'Asinara, raggiungiamo la romanica Cattedrale di Sant'Antonio Abate, preannunciata dall'imponente campanile aragonese. Qui si possono ammirare degli iberici retabli tra cui la Madonna tra gli Angeli Musicanti, opera del Maestro di Castelsardo ed un ricchissimo pulpito ligneo. Percorriamo le vie di questo borgo dove fanno bella mostra i famosi cestini qui intrecciati e lussureggianti esplosioni di piante in vaso, che adornano molte viuzze e cortili, raggiungiamo così Santa Maria delle Grazie, dove si conserva lu Cristu Nieddu, il Cristo Nero, principale attore della processione della Settimana Santa, che lo porta fino a Nostra Signora di Tergu, distante 8 chilometri, la visiteremo più tardi.
Discesi dalla rupe di Castelsardo, ritrovata la macchina, ritorniamo alla Roccia dell'Elefante per vederlo meglio. Ieri sera arrivava il buio e c'erano dei ragazzacci settentrionali, che dai fazzoletti, che portavano al collo e dall'età si potevano riconoscere per "graduati" dei boy-scout, che vi si stavano chiassosamente arrampicando, ed allora per evitare di intervenire redarguendoli come avrebbero meritato, non c'era nessuno che eventualmente ci avrebbe potuto dare manforte, avevamo desistito. Ci avviamo quindi per Sèdini, l'operazione è stata complicata dalla strada interrotta per la quale il navigatore continuava a guidarci, dall'assenza di segnaletica alternativa e da nessun locale presente, disposto a darci indicazioni. E' stato l'unico episodio occorsoci in cui abbiamo constatato poca ospitalità, in genere profusa, ma merita di essere menzionato. Gli unici due presenti, evidentemente del posto, erano due venditori di coltelli, uno non ci ha dato per niente retta, era impegnato in una laboriosissima vendita e l'altro, che stava senza far niente, ci ha risposto che non era lì per dare informazioni. Abbiamo deciso di arrivare a Sèdini passando prima da Tergu, dove ci attende la magnificamente leggiadra e amena Nostra Signora. E' una chiesa romanico-pisana in trachite rossa, ingentilita da colonnine, capitelli, archi, rosoni ed altri fregi in bianco calcare.
Nostra Signora di Tergu
 Andiamo verso Sèdini, la strada passa attraverso una enorme installazione di pale eoliche, piazzate in una foresta di sughere contorte e piegate dal vento, indubbiamente è una zona adatta a sfruttare questa forza della natura. Devo dire che, per quanto do' per scontato che gli impianti di energie rinnovabili siano da preferire a qualsiasi altro e che l'energia, volendo conservare questo nostro tenore di vita, è indispensabile, sono di gran lunga da preferire le pale eoliche a pannelli solari se non come coperture di edifici preesistenti. Durante il percorso facciamo 20€ di gasolio a 1,239 €/lt (16,15lt).
 A Sedìni vediamo una Domus de Janas abitata in pieno paese e, parecchio distante dall'abitato, in una valle rigogliosa di coltivi, la splendida San Pietro delle Immagini, una strana commistione di romanico pisano in trachite rossa e pietra bianca con inserti in calcare, che alternano archi romanici e gotici, purtroppo è chiusa. E' ora di pranzo ed approfittiamo del tranquillo ed ombreggiato piazzale.
San Pietro delle Immagini
 Qui incontriamo dei carabinieri, uno in particolare è prodigo di suggerimenti ed informazioni, apprendiamo così dell'esistenza a Martis di una foresta pietrificata, che risulterà molto interessante; è la prima che vediamo e grazie alla vista di questi tronchi, finalmente, ci riusciamo a spiegare delle strane formazioni viste in fondo al mare dalle parti di San Pietro in Bevagna nel Salento Tarantino, mai menzionati da nessuno, e degli strani sassi cilindrici con un foro, che li attraversa tutti nel senso della lunghezza, raccolti in fondo alla Gravina del Triglio in prossimità di Statte (TA). Il luogo è molto interessante ma molto mal tenuto, non c'è nessuno che dia una spiegazione, nessun cartello esplicativo o che indichi i tronchi sparsi per un spazio notevole. Quando vedo queste situazioni e, devo dire, spesso e volentieri, purtroppo, non posso non pensare a quante "sole", profumatamente pagate ed immeritatamente strombazzate e pubblicizzate abbiamo trovato in giro per il mondo.
Tronchi pietrificati
Da qui raggiungiamo il camping Li Nibari a Sorso Marina con sito http://www.campinglinibari.com/ e indirizzo e-mail campinglinibari@campinglinibari.com, dove ceniamo, dormiamo e facciamo tutti i lavaggi del caso.

Arrivo: 174.312km ore 20 00
Percorso 18km

5° giorno da Sorso Marina a Stintino

giovedì 3 giugno 2010
Partenza: 174.312km ora 12 30

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Risveglio nel buon campeggio Li Nibari, è ben ombreggiato ma arieggiato, essendo in una pineta sufficientemente alta, ha buoni servizi con docce soddisfacenti al costo di 0,50€ e, tutto sommato, relativamente economico. Potrebbe limare ancora sul prezzo se questo non comprendesse la corrente elettrica, la piscina e l'animazione, le paghino chi se ne serve. Il costo è stato di 17,00 + 2,00€ di docce.
Lasciamo il campeggio verso mezzogiorno, diretti a Porto Torres, dove arriviamo costeggiando il mare e passando dalla chiesetta di San Gavino a Mare, raggiungiamo con relativa facilità la Basilica di San Gavino. Purtroppo, data l'ora è già chiusa e non ci resta che darle una occhiata alla luce del circa mezzogiorno ed avviarci alla seconda meta importante di Porto Torres, l'abbozzo, direi, di proto-piramide di Monte d'Accoddi.
Porto Torres - Basilica di San Gavino

 Nell'ombreggiato parcheggio di questo monumento, stranissimamente ad ingresso gratuito, provvediamo a cucinarci due spaghetti e dopo un riposino sulle pronte spiaggine, ci avviamo alla interessantissima visita di questo che è l'unico ziqqurath d'Europa, giusto per capirci è quello che si definisce la super famosa ed osannata Torre di Babele e somiglia tanto alle piramidi sudamericane, quelle della pubblicità della Fanta, per intenderci. Per l'ingresso a questo straordinario ed unico monumento non occorre che la firma su un registro, peraltro richiestaci con estrema gentilezza e cortesia  da un ossequioso guardiano, il locale dove veniamo invitati ad entrare per la firma ha annesso una sala dove con cartelloni, disegni e modellini viene ben spiegato quanto serve alla comprensione del sito, il locale è anche fornito di pulitissime toilette, molto apprezzate da viaggiatori come noi.
Porto Torres - Ziqqurath di Monte d'Accoddi
 Visitato questo torniamo alla vicinissima Porto Torres e alla Basilica di San Gavino, strana chiesa romanica, lunghissima con due absidi alle estremità ed ingressi solo solo laterali, anche quello importante, che in tutti i templi è sempre sulla facciata del lato corto. Se ne capisce di più quando si apprende che i suoi 58,4 metri di lunghezza sono dovuti all'unione di due chiese, quasi gemelle che si fronteggiavano. Interno con colonnato da spoglio di templi della Turris romana e due cripte sovrapposte contenenti altri reperti romani, tra cui dei pregevoli sarcofagi.
Porto Torres - Basilica di San Gavino
Siamo poco distanti da Stintino ed abbiamo  una gran voglia di vedere il tramonto da Capo Falcone, alziamo il passo ed in breve ci siamo, grande è la delusione quando la strada che, evidentemente, dovrebbe portarci là, finisce contro una sbarra chiusa da un lucchetto; non convinti cerchiamo un'altra improbabile strada e ci rendiamo presto conto che non esiste. Chiediamo informazioni ed apprendiamo che questo luogo, di indubbio fascino geografico e paesaggistico, è stato preda della speculazione edile degli anni sessanta, i rapaci Moratti si sono pappati il Falcone, costruendo una miriade di ville e villone sul promontorio che comprende il capo, costituendo un villaggio, che ha privatizzato tutto, anche la strada. Ci dicono che, se proprio ci teniamo, possiamo, come tanti, scavalcare la sbarra, non ci sarà nessuno ad impedircelo, tanto il villaggio è ormai in rovina. Angelo Moratti, ci dicono alcuni abitanti del luogo, si servì di queste ville per pagare i premi partita ai giocatori, fare regalie e ottenere favori, poi queste ville sono passate di proprietà di industrialotti lombardi, ora quasi tutti falliti e bancorottieri, queste ville pertanto sono oggetto di pignoramenti e sequestri. Noi chiaramente con l'amaro in bocca ci siamo rifiutati di violare la proprietà privata anche se qui di privato c'è solo il nostro diritto di usufruire di un bene che non potrebbe che essere liberamente usufruibile da tutti in quanto sicuramente demaniale data la vicinanza al mare.

Stintino - Isolotto della Pelosa davanti all'Asinara
Passeremo la notte nel tranquillo Parcheggio della Pelosa in compagnia di due simpatici bretoni di St. Malò, entusiasti di conoscere due italiani che conoscono bene la lo terra da svariati decenni, non ne devono aver conosciuti molti. Noi ci siamo stati l'ultima volta nell'85 ed abbiamo visitato particolarmente i monumenti megalitici, veramente notevoli, di quella terra. Anche qui in Sardegna andremo alla loro ricerca.


Arrivo: 174.350km ore 20 00
Percorso: 38km